Canyon, gole e monoliti

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Canyon, gole e monoliti 2018-11-09T18:13:00+00:00

Monumenti geologici

Nel territorio della Riserva e nei dintorni dei centri montani limitrofi si ergono meravigliosi e incomparabili monumenti geologici: i canyon delle Valli Cupe, di Barbaro, delle Timpe Rosse, dell’Inferno, di Rupa, di Raga, di Melissaro e di Razzone, e le gole del Crocchio, rappresentano dei veri e propri gioielli naturalistici.

Altrettanto imponenti e numerosi sono i monoliti, che si insinuano tra le pendici selvagge della selva calabrese, foresta del mediterraneo per antonomasia, e formano un piccolo universo sconosciuto e dal fascino irresistibile.

Il Canyon Valli Cupe, unico in Italia per caratteristiche geomorfologiche, si presenta con pareti tagliate verticalmente, inaccessibili e aspre, con profilo spesso ricco di una miriade di piccoli anfratti scavati dagli agenti atmosferici, regno esclusivo degli uccelli che qui nidificano in gran copia. Scavato in conglomerato poligenico in matrice di arenaria, è da considerare – per natura geologica e limitatamente all’Europa – una formazione alquanto rara.

Ricca di specie vegetali di rara bellezza – come la felce bulbifera (Woodwardia radicans), tipico relitto di flora sub-tropicale risalente al Terziario, oggi presente in pochissimi ambienti del meridione d’Italia – l’area del Canyon Valli Cupe è altrettanto ricca di fauna, rappresentata in particolare da numerosi rapaci (gheppio, poiana, nibbio), dal corvo imperiale, dal gufo (comune e reale), oltre che da specie rare e molto belle come la salamandrina dagli occhiali. Si sottolinea, altresì, la presenza di rana italica e del granchio di acqua dolce.

In alcuni tratti largo solo pochi metri e profondo più di cento, il Canyon Valli Cupe è una meraviglia della natura e rappresenta uno dei siti più suggestivi di tutta la Riserva: un corridoio naturale in cui la luce si cela, suscitando intense emozioni nei visitatori.

Le profonde gole in arenaria di Razzone e di Barbaro sono formazioni geologiche spesso costituite da conglomerato poligenico poggiato sul sottostante massiccio granitico, come nel vicino Canyon Valli Cupe, con presenza di profondi e stretti orridi (altezza in alcuni casi di 100 e più metri, con una larghezza basale di soli 3-4 metri) oppure di vertiginose pareti tagliate verticalmente, dove trovano condizioni ideali per la nidificazione il gheppio, il corvo imperiale e altri rapaci.

Nei pressi delle gole di Barbaro compaiono il mirto ed il viburno, accompagnati da acanto, numerose pteridofite e dal raro platano orientale, specie di rilevante interesse botanico.

L’interno delle gole è un vero e proprio scrigno di biodiversità. In particolare, rappresentano un habitat d’elezione per la salamandrina dagli occhiali (anfibio molto raro) e per la rana italica (endemismo del sud Italia), specie che fungono da eccellenti indicatori biologici poiché la loro presenza indica ambienti puliti ed incontaminati.

Il Monolito Petra Aggìallu (Pietra dell’uccello) è un imponente monolito, alto circa 18 metri, la cui forma ricorda il profilo della testa di un uccello.

A questo monumento naturale è legata, come accade spesso per tutto ciò che è capace di stimolare la fantasia dell’uomo, una ricca memoria orale. Si racconta, infatti, che sotto l’imponente roccia è custodito – dentro un vaso di terracotta che in lingua dialettale viene detta pignata – un ricco tesoro. Ricorrente è anche un altro racconto popolare – peraltro diffuso su vasta scala tanto da assumere valore mitologico – secondo il quale intorno al monolito può capitare di incontrare una chioccia con una nidiata di pulcini d’oro.

Dal punto di vista geologico il monolito è costituito da pezzi sovrapposti di granito, probabilmente derivanti da un unico grande blocco successivamente spezzato in più punti in conseguenza delle spinte operate dai movimenti che nel tempo subisce la crosta terrestre e che in Calabria sono particolarmente accentuati.

Alto circa 18 m., il Monolito di Misorbo è composto da due diverse unità granitiche sovrapposte, tra loro separate da una frattura risalente ad epoca remota.

Osservata dal basso, l’unità più grande richiama alla mente un profilo umano rivolto verso la vallata del torrente Campanaro. Il blocco sovrastante appare invece, all’apice, modellato e reso piano. Sul lato est una parete protegge il piccolo ripiano e nella roccia si osservano profilature somiglianti a scalini. Ciò ha fatto pensare a un possibile intervento umano, del quale però non esiste concretamente alcun elemento che lo possa suffragare. È abbastanza plausibile, invece, che la piccola grotta scavata nel corpo del monolito, posta sulla parete est ed elevata più di 2 m. dal piano di campagna, abbia fornito riparo – in tempi anche recenti – a pastori e boscaioli.

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