Antichi centri e borghi

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Antichi centri e borghi 2018-11-09T19:28:21+00:00

Centri abitati e borghi storici

Immersi in una natura rigogliosa e incontaminata, i centri abitati e i piccoli borghi che gravitano nell’area della Riserva sono ricchi di testimonianze storiche e culturali:

  • Sersale, con la sua antica tradizione artigiana e le notevoli esposizioni artistiche;

  • Zagarise, che conserva ancora una chiesa gotica, una torre normanna e numerosi affreschi di interesse artistico nella Chiesa del Rosario;

  • Cerva, con i suoi palazzotti nobiliari, i murales e i musei della castagna e della ceramica;

  • Cropani, che ancora conserva 14 blasoni feudali, dove si può ammirare un bellissimo duomo, la cui facciata principale in stile romanico presenta un portale quattrocentesco, abbellito da un campanile alto ben 47 metri.

Molto interessanti dal punto di vista storico-mitologico e culturale sono poi le rovine di antichi borghi, castelli e monasteri, tra cui borgo Marcaglione e il monastero Santi Tre Fanciulli, e i resti di una vera e propria città perduta, Barbaro.

La leggendaria città di Barbaro

Il ricordo della città di Barbaro è avvolto da un’aura di leggenda. Si narra infatti che la città, dalle origini incerte e dalla fine ancor più misteriosa, fosse caduta sotto il dominio dei saraceni e che per liberarla Carlo Magno avesse inviato Orlando e altri valorosi paladini. Irretiti dai malefici incantesimi di una strega, i paladini morirono tutti, tranne Orlando, che col suo coraggio e il suo valore riuscì a liberare la città.

Di una leggendaria città di nome Barbaro raccontano molti autori dei tempi antichi, tra cui Padre Fiore da Cropani (sec. XVII), che infatti scrive:

Poche memorie si ritrovano di questa abitazione né scrittori delle cose di Calabria, né saprei perché, essendo stata ella per origine antichissima, e per rovina non molto moderna. In un scritto a penna si legge, che un tal per nome Silone Barba, ritornando insieme con gli altri greci da Troia, già rovinata, approda con la sua gente nel golfo di Squillaci alla foce del fiume detto volgarmente l’Uria (nome della figlia del re Priamo), e fastidito d’oltre più navigare, allargatosi per dentro terra alla montagna, in luogo molto salubre d’aria, e di commodità all’umano vivere, gittò le prime fondamenta ad una grossa terra, che dal suo cognome disse Barbato, quindi con il tempo Barbaro.

Della città di Barbaro, di cui rimangono importanti vestigia costituite essenzialmente da una cinta di mura perimetrali (almeno 5 lati) sul colle omonimo, esiste da sempre – a Sersale e Zagarise – una ricca memoria orale tramandata fino ai nostri giorni.

I resti della città occupano la parte culminale di un colle compreso tra il fiume Uria ed il Fosso Catoie, con il tipico aspetto delle cittadelle fortificate, delimitate da ripide pareti lungo tutti i versanti.

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